MANIFESTI POLITICI DELL'ITALIA REPUBBLICANA: 1946 - 1953
Alla fine della seconda guerra mondiale si affaccia sulla scena politica italiana, non per la prima volta in assoluto, ma in assoluto come perfetto connubio tra profusione ed economicità delle risorse, uno dei mezzi di comunicazione di massa e di simbologia politica più efficaci, per capacità di diffusione e visibilità: il manifesto politico.
La caratteristica fondamentale che contraddistingue e diversifica un affisso murale dal restante materiale cartaceo (volantini, opuscoli, cartoline di propaganda) è, fatto unico, che un manifesto, essendo appeso al muro, non può, di norma, essere "portato a casa" e, quindi, deve essere consultato sul posto. Questo aspetto dà origine a tutta una serie di strategie comunicative (forme, figure, colori, motti) adottate dai politici di allora, per attirare l'attenzione dei passanti e potenziali elettori.
La funzione informativa svolta da manifesti, cartelloni, strisce e quadri murali, acquista un interesse particolare soprattutto in un'epoca in cui i mezzi di comunicazione politica sono ancora primordiali: la radio, unico canale di comunicazione durante il fascismo e la guerra, concede ai partiti uno spazio che, tra il '46 e il '48, è ridotto fino quasi a scomparire; i giornali, se pur affrontano in modo diretto e schierato la questione ideologica, vengono letti da una ristretta cerchia di persone (intellettuali, attivisti, professori); e infine la televisione inizierà a comparire nelle case degli italiani abbienti solo nel 1952, mentre la prima trasmissione di propaganda elettorale, "Tribuna Politica", nascerà solo nel 1960.
I manifesti di questo periodo vengono prodotti con la collaborazione volontaria di grafici iscritti ai partiti, stampati a basso costo da tipografie afferenti e, con la partecipazione gratuita di militanti, appesi ai muri delle città: questo insieme di elementi permette un'ampia diffusione, sia a livello locale che nazionale.
Inoltre con semplici strumenti di stampa, si può realizzare, impiegando costi abbastanza accettabili anche per questo periodo storico, una grande quantità di materiale cartaceo.
In questa pubblicazione vengono illustrati alcuni manifesti prodotti per il referendum istituzionale del 1946, per le elezioni politiche del 1948, del 1953, e per quelle amministrative del 1951, appartenenti a diverse forze politiche, anche se l'attenzione si focalizzerà soprattutto sullo scontro tra Democrazia Cristiana e Fronte Democratico Popolare (unione, quest'ultima, avvenuta nel '47 tra PCI e PSI).
La più accesa campagna elettorale combattuta nel nostro paese è senz'altro quella che si è tenuta per eleggere il primo Parlamento dell'Italia Repubblicana, nel 1948; la posta in gioco era elevatissima per tutte le formazioni politiche.
All'interno della propaganda elettorale viene a crearsi una vera e propria "battaglia murale" di manifesti, resa ancor più drammatica in quanto nel 1948 nessuna legge stabilisce spazi predisposti per l'affissione (la prima legge in merito è la n° 212 del 1956); squadre di giovani "attacchini", di solito composte da attivisti di partito, si organizzano con secchi contenenti acqua mista a farina e lunghe scale, per cospargere, il più in alto possibile, muri di case private, palazzi, monumenti, chiese, cattedrali e anche colonne, pali e alberi. Ma il giorno dopo, o meglio la notte successiva, nuovi gruppi di ragazzi arrivano per attaccare, sopra i cartelloni politici degli avversari, i propri.
"I manifesti di propaganda politica diventano così un arredo urbano alla stregua delle locandine e dei cartelloni cinematografici", per citare una bella frase di Mirko Dondi in un saggio contenuto nell'opera "Propaganda politica e mezzi di comunicazione di massa, tra fascismo e democrazia".
Da questa lotta nasce una cartellonistica politica che produce un messaggio promozionale condensato: per quanto riguarda il materiale della Democrazia Cristiana, la propaganda murale si presenta con una prevalenza di immagini rispetto al testo, spesso riassunto in uno slogan di poche parole o addirittura senza nessuna didascalia, mentre per il Fronte Democratico Popolare il discorso è diverso, in quanto si tende a rappresentare una maggioranza di contenuti scritti.
La DC è consapevole del fatto che il tasso di analfabetismo in Italia in quegli anni è ancora piuttosto elevato e che quindi si deve catturare l'attenzione di un pubblico particolare, con espedienti grafico-visivi e messaggi d'immediata comprensione. Inoltre questo partito è informato del fatto che il voto d'appartenenza è forte (soprattutto nella zona rossa), ma non totale, in quanto ci sono ancora zone vergini, agnostiche verso la politica (soprattutto nel Meridione, anche se l'interesse maggiore è rivolto alla questione monarchica) e di conseguenza esiste un elettorato molto incerto e confuso.
Per far presa su questa tipologia di elettore e per cercare di chiarire e fissare le idee bisogna puntare sull'immediatezza di ricezione del messaggio, sia esso rappresentato da una tematica concreta o da un valore ideologico. D'altra parte il FDP, rivolgendosi a precise classi sociali, sente meno cogente, almeno per il momento, l'esigenza di catturare l'attenzione di un pubblico più vasto ed eterogeneo.
L'utilizzo di simboli ricorrenti nella tradizione e nell'immaginario collettivo facilita la comprensione del significato che si vuole trasmettere e lo mette a disposizione di tutti coloro che si soffermano a "leggere i muri".
L'analisi contenutistica di un cartellone elettorale è ridotta ai minimi termini; infatti, a differenza dei manifesti politici dell'800 che erano prevalentemente scritti e, quindi fruibili solo da una ristretta parte della società, questi sono in gran parte disegnati e forniscono un messaggio irnrnediatamente comprensibile, anche per gli analfabeti, i quali possono farsi un'idea sulle fazioni politiche.
Nonostante tutti questi pregi, il manifesto è uno strumento di comunicazione di massa atipico in quanto non risponde, come gli altri, alle costanti che caratterizzano il processo informativo. Innanzitutto il ruolo del fruitore è per lo più passivo: non è possibile instaurare con l'affisso un dialogo bilaterale, come quello che, invece, si può instaurare con un giornale, comprandolo, o con la radio e la televisione, accendendole.
Difficilmente, infatti, una persona stabilisce di passare per quella via per poter osservare i manifesti elettorali; il più delle volte capita davanti e solo allora entra in contatto con essi.
Il manifesto a differenza degli altri mezzi di comunicazione che possono venire scelti dagli attori sociali, si impone al pubblico elettore, e non si propone, ma è proprio questa la forza che lo contraddistingue. Inoltre esso possiede la capacità di racchiudere, in una sola immagine, un intero discorso politico o buona parte di esso anche se questo non basta per spiegare la funzione comunicativoinformativa di un' intera campagna elettorale, chiarendo l'ideologia e i programmi del partito.
All'affisso murale, quindi, spetta il compito di presentare e fissare le tematiche, di rapportarle a immagini, parole chiave o detti popolari. Lo slogan viene spesso inserito all'interno di un manifesto politico e la sua funzione è triplice: innanzitutto serve per spiegare meglio e per dipanare i concetti e i contenuti grafico-visivi dell'immagine riprodotta; successivamente, grazie alla sua brevità e sinteticità, riesce a condensare il significato proposto, in quanto un manifesto con forme e figure è raramente sintetico; infine possiede la caratteristica di essere ripetibile, in modo da essere meglio ricordato e fissato nella memoria. Infatti lo slogan è l'unica parte di un manifesto che si può "portare via" dal luogo dell'affìssione.
La campagna elettorale si presenta quindi agli occhi degli osservatori come uno scontro duro, rozzo, provocatorio; il bombardamento propagandistico è massiccio.
Alcuni manifesti elettorali vengono addirittura lanciati da piccoli aeroplani sopra città e campagne, scegliendo i messaggi in base al contesto politico della zona, in pratica vengono assimilate le tecniche pubblicitarie statunitensi.
Infatti attraverso un'analisi delle inmagini e delle tecniche di ripresa, si può ipotizzare la collaborazione di esperti americani alla produzione documentaristica della DC.
Questa raccolta di manifesti può essere richiesta per esposizioni contattando il seguente indirizzo:
Studio Fotografico Croce - Corso Vittorio Emanuele, 110 - 29100 Piacenza (PC) Italia. - Tel. 0523-325201 - Fax. 0523-336178 - E-mail: fotocroce@libero.it - http://www.fotocroce.it
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Mostra di Grazzanno Visconti
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